Quest’anno agosto per me ha un significato completamente nuovo.
La Sirena del mese sono io.
Ma, in realtà, la vera Sirena è una piccolissima creatura che proprio ad agosto è arrivata nella mia vita e che ha cambiato per sempre il significato di questa parola.
La mia bambina.
La mia piccola Sirena.
Ci sono emozioni che non si riescono a raccontare davvero. Si possono provare a mettere in fila le parole, cercare quelle più belle, quelle più profonde, ma quando finalmente stringi tua figlia tra le braccia ti accorgi che nessuna parola è abbastanza.
È una gioia immensa.
Una di quelle che ti attraversano completamente.
Eppure oggi voglio raccontare anche un’altra parte di questa storia. Una parte forse meno romantica, ma che sento profondamente mia.
La gravidanza.
Tutti mi dicevano che il pancione era bellissimo.
“Goditelo.”
“Sei splendida.”
“Che meraviglia vederti così.”
E io sorridevo.
Perché dentro di me c’era una meraviglia vera: una vita che cresceva.
Ma, allo stesso tempo, guardarmi allo specchio non è stato sempre facile.
Il mio corpo cambiava e io facevo fatica a riconoscerlo.
La pancia cresceva, il seno cambiava, il peso aumentava, le forme si trasformavano. La pelle si tendeva, il corpo diventava più morbido, diverso, nuovo.
E c’era qualcosa di straniante nel vedere il mio corpo trasformarsi così velocemente.
Mi è capitato di sentire che avrei dovuto essere felice di ogni cambiamento.
Perché ero incinta.
Perché quel pancione era il simbolo di qualcosa di meraviglioso.
Ma credo che possiamo essere felici e fare fatica contemporaneamente.
Possiamo amare profondamente la vita che cresce dentro di noi e non amare necessariamente ogni cambiamento che vediamo allo specchio.
Possiamo sentirci fortunate e, nello stesso momento, sentirci vulnerabili.
E credo sia importante dirlo.
La maternità non è una fotografia perfetta.
Non è sempre una donna bellissima con il pancione, una mano sulla pancia e un sorriso.
È anche stanchezza. È paura. È trasformazione.
È un corpo che lavora continuamente per accogliere una nuova vita.
E io quel corpo ho imparato, piano piano, a guardarlo con occhi diversi.
Non necessariamente ad amarlo sempre. Ma a rispettarlo.
Perché quel corpo mi ha portata fino a lei.
E adesso che lei è qui, il mio corpo continua a cambiare.
E anche questo sarà un viaggio.
Non voglio pretendere di tornare immediatamente quella di prima.
Non voglio sentirmi obbligata a cancellare ogni traccia della gravidanza.
Non voglio vivere il mio corpo come qualcosa che deve essere “aggiustato”.
Voglio prendermene cura.
Con pazienza. Con amore.
Con il tempo che servirà.
Ed è proprio qui che sento ancora più forte il senso del lavoro che faccio.
Prendersi cura del corpo non significa inseguire la perfezione.
Significa ascoltarlo. Aiutarlo. Riconoscerlo.
Accompagnarlo nei cambiamenti che attraversa.
Perché un corpo che cambia non è un corpo che ha fallito.
È un corpo che ha vissuto.
E forse questa è la cosa più importante che voglio dire questo mese.
Alle donne che hanno amato il loro pancione e a quelle che invece hanno fatto fatica.
A quelle che si sono sentite bellissime e a quelle che non si sono riconosciute.
A quelle che sono diventate madri e a quelle che stanno ancora aspettando di esserlo.
Non esiste un modo giusto di vivere il proprio corpo.
Esiste il nostro. E merita rispetto.
Oggi guardo la mia pancia, le mie forme, tutto quello che è cambiato e che ancora cambierà, e penso che dentro questo corpo è successo qualcosa di incredibile. È arrivata lei. La mia piccola Sirena.
E allora forse non devo chiedere al mio corpo di tornare indietro.
Forse devo semplicemente imparare a conoscerlo di nuovo.
Agosto per me sarà per sempre il mese in cui ho incontrato il mio amore più grande.
Il mese in cui sono diventata mamma. Il mese in cui è arrivata la mia piccola Sirena.
E questa volta, la Sirena del mese, sono io.
Con tutta la mia felicità.
Con tutte le mie paure.
Con il mio corpo cambiato.
Con un amore nuovo tra le braccia.
E con la consapevolezza che, qualche volta, la cosa più bella che possiamo fare per noi stesse è smettere di chiedere al nostro corpo di essere quello di prima e iniziare ad amarlo per tutto quello che ci ha permesso di diventare.
Con amore,
Silvia

