Il coraggio di essere presenti
Novembre è un mese che invita a rallentare.
Le giornate si accorciano, la luce cambia e, quasi senza accorgercene, ci ritroviamo a cercare un po’ più di silenzio. È il periodo dell’anno in cui la natura sembra fermarsi, lasciandoci spazio per guardare dentro di noi.
La Sirena di novembre è Marina Abramović.
Nata a Belgrado il 30 novembre 1946, Marina è una delle artiste più importanti e rivoluzionarie della performance art. Da oltre cinquant’anni utilizza il proprio corpo, il tempo e la relazione con il pubblico come strumenti per esplorare i limiti fisici ed emotivi dell’essere umano.
La sua arte non è sempre facile da guardare.
A volte mette a disagio, a volte provoca, altre volte ci lascia senza parole. Marina ci chiede di fermarci, di osservare, di sentire. Non ci offre necessariamente qualcosa di bello o rassicurante: ci invita a vivere un’esperienza.
Nel 1974, con la performance Rhythm 0, si mise davanti al pubblico lasciando a disposizione una serie di oggetti, alcuni innocui e altri potenzialmente pericolosi, dichiarando che per sei ore sarebbe rimasta passiva e che gli spettatori avrebbero potuto usarli su di lei.
Quello che accadde rivelò quanto il comportamento umano possa cambiare quando viene meno il senso di responsabilità. La performance diventò una riflessione inquietante sul potere, sulla fiducia e sulla violenza.
Ma c’è un’altra opera di Marina che mi emoziona profondamente.
Nel 2010, al Museum of Modern Art di New York, realizzò The Artist Is Present. Per tre mesi, durante gli orari di apertura del museo, rimase seduta in silenzio davanti a una sedia. I visitatori potevano accomodarsi di fronte a lei e guardarla negli occhi.
Niente parole.
Nessuna distrazione.
Nessun gesto da compiere.
Solo due persone, una di fronte all’altra.
E in quella semplicità succedeva qualcosa di straordinario. Alcuni sorridevano, altri piangevano. Molti rimanevano in silenzio, come se per un momento potessero essere visti davvero.
Mi colpisce pensare che, in un mondo in cui siamo continuamente invitati a parlare, mostrare, rispondere e correre, Marina abbia scelto di fare dell’attenzione un’opera d’arte.
Essere presenti.
Sembra una cosa semplice, ma quante volte ci riusciamo davvero?
Quante volte siamo con qualcuno e, nello stesso momento, pensiamo a quello che dobbiamo fare dopo?
Quante volte ascoltiamo senza ascoltare?
Quante volte guardiamo il nostro corpo soltanto per giudicarlo, cercando quello che non va, quello che vorremmo cambiare, quello che non corrisponde all’immagine che abbiamo in mente?
Forse è proprio qui che Marina incontra il mio mondo.
Nel suo lavoro, il corpo non è un oggetto da rendere perfetto. È uno strumento per sentire, comunicare, attraversare un’esperienza.
E anche nella cura estetica, vorrei che riuscissimo a ricordarlo.
Il nostro corpo non è soltanto qualcosa da osservare allo specchio. È il luogo in cui viviamo ogni giorno. Ci accompagna nelle emozioni, nelle fatiche, nei cambiamenti, nelle gioie e nelle paure.
Merita attenzione anche quando non ci piace.
Merita rispetto anche quando cambia.
Merita cura non perché debba diventare perfetto, ma perché è nostro.
A volte un trattamento, un massaggio o un momento dedicato alla bellezza possono essere molto più di un gesto estetico. Possono diventare un’occasione per fermarsi, respirare, ritrovare il contatto con sé stesse.
Non per correggere ogni imperfezione.
Ma per abitare il proprio corpo con un po’ più di gentilezza.
Marina Abramović mi ricorda che la forza non è sempre fare, resistere, dimostrare.
A volte la forza è restare.
Restare davanti a ciò che sentiamo.
Restare in ascolto.
Restare presenti anche quando il silenzio ci mette a disagio.
E forse novembre, con la sua luce più delicata e le sue giornate più lente, è il mese giusto per provare a farlo.
Questo mese vorrei invitarvi a regalarvi un momento senza fretta.
Senza telefono.
Senza dover essere produttive.
Senza pensare a come dovreste apparire.
Un momento per respirare e chiedervi:
Come sto davvero?
Di cosa ho bisogno?
Cosa mi sto chiedendo da troppo tempo?
Non sempre troveremo una risposta immediata. Ma fermarci ad ascoltare è già un modo per prenderci cura di noi.
La Sirena di novembre è Marina Abramović, una donna che ha trasformato la presenza in arte e ci ha ricordato che, a volte, il gesto più potente è semplicemente esserci.
Per noi stesse.
Per gli altri.
Per la vita che stiamo attraversando.
Con amore,
Silvia
