Maggio ha il profumo delle rose che sbocciano e delle carezze di chi ci ha tenute tra le braccia quando il mondo sembrava troppo grande. In questo mese, che profuma di primavera e memoria, voglio fermarmi a pensare a lei. A una donna che ha trasformato il dolore in qualcosa di tenero e universale. Anna Jarvis.
Non era madre, Anna. Ma ha saputo amare in un modo profondo, struggente. Dopo la perdita della sua mamma, Ann, una donna che aveva curato soldati durante la guerra civile con la stessa compassione per tutti, Anna ha sentito il bisogno di fare qualcosa che restasse. Di fermare il tempo, almeno una volta l’anno, per dire grazie. Per dire: “Ti vedo, ti ricordo, ti voglio bene.”
Così ha iniziato a scrivere lettere, a parlare con politici, con le chiese, con le scuole. Ha speso anni della sua vita per creare la Festa della Mamma. E ci è riuscita. Nel 1914 è diventata una festa nazionale. Ma quello che lei voleva non erano i regali, i biglietti preconfezionati, le pubblicità. Lei sognava lettere scritte a mano. Abbracci sinceri. Silenzi pieni di gratitudine.
Mi commuove il fatto che, quando la sua festa è stata travolta dalla logica del consumo, Anna ha provato a difenderla. Ha protestato, ha fatto causa, ha alzato la voce. Perché l’amore, quello vero, non ha prezzo. Anna Jarvis era così. Una Sirena silenziosa, ma potente. Una donna che ha lottato per difendere la bellezza dei sentimenti autentici.
Questo mese, io voglio seguire il suo esempio. Voglio scrivere un messaggio a chi amo, con le parole che ho nel cuore. Voglio ricordare a me stessa che dire “grazie” è un atto rivoluzionario.
E voglio anche ricordare che si può essere madri senza aver mai messo al mondo un figlio. Lo si è ogni volta che ci si prende cura, che si ascolta con attenzione, che si protegge con dolcezza, che si semina bellezza. È un gesto che appartiene a tutte, a tutti. Un gesto che trasforma e che resta.
E infine, voglio lasciare un messaggio a chi come me madre non lo è ancora, ma che custodisce in sé il desiderio profondo di esserlo. Di diventarlo con le mani pronte ad accogliere, con lo sguardo capace di proteggere, con la voce che consola e incoraggia. Sogno un giorno di poter trasmettere la stessa cura, lo stesso amore pieno e silenzioso che riconosco in donne come Anna. E mentre attendo quel giorno, scelgo comunque di essere madre nella vita, nei gesti, nei pensieri. A modo mio.
A tutte le madri, a tutte le figlie, a tutte le anime capaci di amare con grazia: buon maggio.
Con amore e gratitudine,
Silvia

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