Sirena di Marzo – Alda Merini

Marzo è un mese che sa di ritorno.
La luce cambia, l’aria si apre, qualcosa dentro di noi ricomincia a muoversi, anche se piano, anche se con fatica.

Non è una rinascita perfetta.
È una rinascita vera.

Per questo, la Sirena di marzo è Alda Merini,

Alda non è stata una donna facile.
Non è stata lineare, composta, rassicurante.
È stata tempesta, ferita, parola viva.
Una donna che ha attraversato il dolore senza addomesticarlo mai davvero.

Ha conosciuto il manicomio.
L’isolamento.
La perdita.
Eppure, da tutto questo, ha continuato a scrivere.
A creare.
A trasformare.

Mi colpisce perché Alda non ha mai cercato di sembrare forte.
Non ha mai nascosto le sue crepe.
Le ha rese visibili.
E le ha trasformate in poesia.

E poi c’è quella frase, così semplice e così potente, che sembra fatta apposta per questo mese:
“Sono nata il 21 a primavera, ma non sapevo che nascere folle, aprire le zolle potesse scatenar tempesta”

Dentro c’è tutto Alda.
La luce e il disordine.
La nascita e lo sconvolgimento.
La bellezza e la fatica di essere sé stessa.

C’è qualcosa di profondamente primaverile in lei.
Non perché sia leggera.
Ma perché sa rinascere.
Sempre.
Anche quando sembra impossibile.

Le sue parole non accarezzano soltanto:
a volte graffiano, a volte bruciano, a volte ti costringono a guardarti dentro senza scuse.
Ma poi, all’improvviso, ti aprono uno spazio di luce.

Alda Merini mi insegna che la bellezza non è nella perfezione.
È nella verità.
È nell’avere il coraggio di essere intere, anche quando questo significa essere fragili, contraddittorie, vive.

Marzo, con lei, diventa il mese in cui non serve sistemarsi per rifiorire.
Possiamo sbocciare anche spettinate, anche stanche, anche piene di cose non risolte.
Possiamo tornare a noi senza dover essere migliori di prima.

E forse è questo il suo dono più grande:
ricordarci che non dobbiamo aspettare di stare bene per essere degne di luce.

In questo marzo voglio portare con me questo:
la possibilità di rinascere così come sono.
Senza aggiustarmi.
Senza nascondermi.

Perché anche dalle crepe entra la primavera.

Con amore,
Silvia


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